Il motivo di questa partecipazione è dovuto al fatto
che quest’anno, proprio nella data del 24 di maggio ricorre il 70° anniversario
del conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare al Generale Franco
Magnani, concittadino di Mede, e che proprio a Trieste in Piazza dell’Unità
d’Italia ricevette ufficialmente la decorazione nel 1956.

Erano passati solo due anni dal ritorno di
Trieste all'Italia (1954), lo stesso anno in cui Magnani era rientrato dalla
lunghissima prigionia in Unione Sovietica dopo la Campagna di Russia. La scelta
di Trieste per la cerimonia sottolineava il legame tra l'eroismo individuale
del soldato e la ritrovata unità nazionale ed è legato a un momento storico e
celebrativo di grande rilievo nel contesto del ritorno della città alla Madre
Patria dopo gli anni di occupazione al 1943 al 1954, gli stessi che Magnani visse
in prigionia. Dopo 11 anni di segregazione, Magnani fu tra gli ultimi
prigionieri di guerra a essere rimpatriati. Il suo rientro in Italia avvenne
nel febbraio del 1954, passando per il Brennero e arrivando inizialmente a
Udine, dove ricevette un'accoglienza calorosa come simbolo di tutti i reduci
della Russia.

Il 1954 fu l'anno del "ricongiungimento" di
Trieste all'Italia. Magnani, rientrato appena pochi mesi prima, divenne
l'incarnazione vivente della fedeltà nazionale che la città stessa stava
celebrando.
Proprio nel 1954, dopo il rimpatrio, Magnani fu
riammesso in servizio attivo nell'Esercito Italiano, venendo promosso Maggiore
e rientrando nella Brigata alpina "Julia", appena costituita nel
1949, erede della Divisione martire. Nell’ anno gli venne affidato il comando
prima del Battaglione "Feltre" e poi del Battaglione
"Gemona" al comando del quale sfilerà a Trieste sulle rive nella
parata del 4 novembre.
Nel 1955 Franco Magnani da Tenente Colonnello fu
protagonista a Trieste di un evento di straordinario valore simbolico per gli
Alpini: la 28ª Adunata Nazionale, svoltasi il 14 ed il 15 maggio e celebrata
come Adunata del Ritorno. Magnani aveva da poco assunto il comando del
ricostituito Battaglione "Gemona" e durante la parata, guidò i suoi
uomini ricevendo ovazioni continue dalla folla triestina, che vedeva in lui non
solo l'eroe di guerra, ma l'uomo che non si era piegato agli 11 anni di
prigionia.

Le cronache dell'epoca descrivono come Magnani, con la
sua inconfondibile barba bianca cresciuta durante la prigionia, fosse diventato
l'ufficiale più ammirato e fotografato della parata. È proprio in questo
periodo che si consolidò l'immagine di Magnani come "Alpino
leggendario", preludio alla solenne celebrazione che si sarebbe tenuta in
Piazza Unità d'Italia il 24 maggio 1956 durante la quale ricevette la massima
onorificenza militare proprio a Trieste, in Piazza Unità d'Italia per mani
dell’allora Ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani
Allo spazio cultura di Borgo San Mauro tramite la
Famiglia Alpina verrà allestita per la giornata del 24 maggio una esposizione di foto a lui
dedicate
L'ANTEPRIMA DELLA MOSTRA
Il Generale Franco Magnani (Mede, 9 marzo 1909 –
Torino, 1° marzo 1965) è stato una delle figure più leggendarie e simboliche
del Corpo degli Alpini. Diplomatosi in ragioneria, iniziò la carriera militare
come sottotenente nel 1929 partecipando inizialmente a diverse a campagne
coloniali. In Tripolitania (1930), prestò servizio nel VI Battaglione libico,
in Africa Orientale (1935) nella Campagna d'Etiopia è stato al comando di un
plotone mitraglieri, ottenendo due Croci di Guerra e la promozione a tenente per
meriti di guerra.
Durante il secondo conflitto mondiale, è stato
impegnato prima sul fronte greco-albanese (1940) e successivamente, dal 1942,
sul Fronte Russo come capitano dell'8º Reggimento Alpini della Divisione Julia
ove comandò la 12ª Compagnia del Battaglione "Tolmezzo". Nel gennaio
1943, nelle fasi del tragico ripiegamento dal fiume Don venne catturato a Novo
Georgewka mentre difendeva le posizioni con i pochi superstiti del suo
reparto. Successivamente trascorse 11 anni di prigionia in Unione Sovietica,
subendo privazioni e sevizie per il suo rifiuto di piegarsi alla propaganda
politica nei campi.
Rientrato in patria nel febbraio 1954 dopo la morte di
Stalin, riprese la carriera militare diventando un punto di riferimento morale
per gli Alpini, guidando inizialmente il Battaglione Gemona, poi dal 1956 il 7º
Reggimento Alpini. È stato comandante della Scuola Militare Nunziatella
(1960-61), successivamente come Generale di Brigata dal 1961 comandò la Brigata
alpina "Taurinense" e nell'ottobre 1964, prese il Comando Regione
Militare Nord Ovest. Morì improvvisamente a Torino nel marzo 1965 a seguito di
un incidente stradale pochi mesi dopo essere stato trasferito al suo nuovo
prestigioso incarico.
La motivazione della Medaglia d'Oro al Valor
Militare (conferita con decreto del 16 maggio 1956) è un documento toccante
che riassume l'eroismo sul campo del Generale Franco Magnani, sia come
comandante in battaglia che come irremovibile prigioniero nei lager sovietici,
uomo che è rimasto sempre fedele al giuramento prestato.
Magnifica figura di ufficiale e
combattente, già ripetutamente distintosi per l'incrollabile fede e
l'eccezionale sprezzo del pericolo – specie in una difficile e delicata
operazione di guerra precedente la cattura – durante lunga prigionia sfidava a
viso aperto minacce e sevizie, punizioni e condanne, tenendo alto e immacolato
il nome di soldato italiano. Impavido nell'affrontare mortali sofferenze,
tenace nel sopportarle, indomabile contro la persecuzione del nemico e
dell'avverso destino dava prova di elevate virtù militari ed esempio sublime di
incorruttibile onestà, di onore adamantino. Per il suo dignitoso contegno di
assoluta intransigenza con le leggi del dovere, guadagnò il martirio dei lavori
forzati. Dimostrò così che si può anche essere vinti materialmente e restare
imbattuti, anzi vittoriosi, nel campo dell'onore.
Guerra di Russia 1942-1954
Altre decorazioni: una Medaglia d’Argento al
Valor Militare, due Croci di Guerra al Valor Militare, cinque Croci al Merito
di Guerra, due promozioni per meriti di Guerra.
Nonostante Magnani fosse originario di Mede (Pavia) e
avesse servito principalmente in reparti come la "Julia" e la
"Taurinense", la sua imponente figura di "Alpino del Don"
con la caratteristica barba divenne molto nota a Trieste proprio in occasione
sia del’ Adunata Nazionale che per il conferimento della massima onorificenza
al Valor Militare. Mentre Trieste nel 1954 tornava ufficialmente italiana,
Franco Magnani tornava a essere un soldato dell'Esercito Italiano in un Paese
che stava finalmente chiudendo le ferite del dopoguerra ed entrambi sono stati
per questo uniti all’esempio di fedeltà alla Patria.
Trieste 24 maggio 1956, 24 maggio 2026